Chi sono

Maria Luisa Carabetta, pedagogista clinica e psicogenealogista.

Il filo che attraversa il mio lavoro

Dal 1986 porto avanti una ricerca sull'essere umano e sul suo mondo interiore.

Una ricerca che non ha riguardato soltanto i miei studi e la mia professione, ma ha attraversato profondamente anche la mia vita.

Negli anni ho incontrato persone, maestri, esperienze, strumenti e discipline diverse. Ho studiato, sperimentato, osservato e continuato a farmi domande.

Ma tutto ciò che ho imparato ha avuto davvero senso per me soltanto quando è diventato esperienza.

 

L’inizio

Nel 1986 ho incontrato un Maestro di Vita. È stato un incontro che ha cambiato profondamente il mio modo di guardare ciò che accade.

Mi ha insegnato a osservare ciò che accade senza fermarmi soltanto ai fatti, ma provando a interrogarmi su ciò che potevano raccontare e sui significati che potevano custodire.

Ho cominciato così ad allenare uno sguardo fatto di osservazione, intuizione e ascolto empatico, e soprattutto a comprendere il valore delle domande: non domande per trovare rapidamente una risposta, ma domande capaci di aprire una ricerca di senso.

Quello sguardo mi ha accompagnata negli anni e ha continuato a trasformarsi attraverso gli studi, il lavoro, gli incontri e la mia stessa esperienza di vita.

 

Dalla ricerca alla formazione

Quella ricerca mi ha accompagnata anche nelle scelte formative e professionali.

Mi sono laureata in Pedagogia a indirizzo psicologico, con una tesi in Psicologia Dinamica dedicata agli aspetti psicologici delle malattie oncologiche, avvicinandomi già allora ai temi della psiconcologia. Successivamente ho scelto di ampliare la mia formazione nel campo delle Relazioni di Aiuto, dell’approccio familiare sistemico e della Pedagogia Clinica.

Nel tempo ho sentito il bisogno di avvicinarmi anche a linguaggi capaci di dare spazio a ciò che non sempre riesce a esprimersi attraverso le sole parole. Sono entrati così nel mio percorso il Disegno Onirico e lo Psicodramma Olistico, nei quali mi sono formata come formatrice, e successivamente la Psicobiogenealogia, che ho approfondito anche con Antonio Bertoli, allievo di Alejandro Jodorowsky.

Parallelamente alla formazione, per molti anni ho lavorato all’interno di un’Azienda Sanitaria, dove ho avuto modo di incontrare persone e situazioni molto diverse e di occuparmi anche di formazione e docenza sui temi della relazione e della comunicazione.

Studi, lavoro ed esperienza personale non sono mai rimasti, per me, territori separati. Nel tempo hanno continuato a dialogare tra loro e a costruire il modo in cui oggi guardo alla persona e alla sua storia.

 
 

Quello che ho compreso nel tempo

In tutti questi anni non ho cercato soltanto di capire perché le persone si perdono. Ho cercato soprattutto di comprendere che cosa accade nel loro mondo interiore quando si allontanano da sé stesse, quando smettono di ascoltarsi e quando, a un certo punto, sentono il bisogno di ritrovarsi.

Lavorando con le persone ho imparato che ciò che vediamo in superficie racconta soltanto una parte della storia. Dietro una difficoltà, una relazione che fa soffrire, una scelta che non riusciamo a fare o una situazione che continua a ripetersi possono esserci emozioni, esperienze, legami e parti della nostra storia che chiedono di essere comprese.

Per questo oggi non parto mai da una risposta già pronta.

Ascolto la persona, osservo ciò che emerge, pongo domande, cerco connessioni e, insieme a lei, provo a dare senso a ciò che sta vivendo.

È da questo lungo percorso di ricerca, formazione ed esperienza che è nato il mio modo di lavorare oggi: uno spazio nel quale potersi fermare, guardare ciò che sta accadendo e cominciare a incontrare sé stessi con maggiore consapevolezza, verità e tenerezza.