Il perdono

Il perdono

Una riflessione personale

Dal 1986 porto avanti una ricerca sull’essere umano e sul suo mondo interiore.

È una ricerca che non ha riguardato soltanto i miei studi o il mio lavoro, ma ha attraversato profondamente anche la mia vita.

Negli anni ho incontrato persone, maestri, esperienze, strumenti e discipline diverse, ma tutto ciò che ho imparato ha avuto senso soltanto quando è diventato parte della mia esperienza.

In tutti questi anni non ho cercato di capire soltanto perché le persone si perdono. Ho cercato di capire che cosa succede nel loro mondo interiore quando smettono di amarsi, quando si allontanano da sé stesse e quando, finalmente, ritrovano il coraggio di guardarsi con verità e tenerezza.

Quando penso al perdono, quindi, non penso subito al perdono rivolto agli altri.

La prima domanda che mi viene incontro è un’altra:

Che cosa significa, per me, perdonare me stessa?

Quella che segue è soprattutto una riflessione personale. Perché credo che ciò che condivido con le persone abbia valore solo se, prima di tutto, ha attraversato anche la mia vita.

Il primo pensiero sul perdono

Tutti noi abbiamo vissuto l’esperienza di sentirci feriti da qualcuno e di interrogarci sul perdono.

Anch’io.

Ma quando mi sono fermata ad ascoltarmi, mi sono accorta che la persona alla quale, prima di tutto, dovevo rivolgere il perdono ero io.

Forse alcune cose non le ho mai raccontate. Forse alcune non le avevo ancora raccontate nemmeno a me stessa.

Ma mi sembra il modo più autentico per parlare del perdono.

La ragazzina che ero

Se penso alla mia vita, penso alla ragazzina che cercava di essere una brava figlia, una brava studentessa, una persona che faceva il possibile per essere amata e benvoluta.

Come succede a tanti bambini, anch’io sono cresciuta cercando di rispondere alle aspettative degli altri.

Ho imparato a dire spesso di sì. Ho imparato a nascondere alcune emozioni. Ho imparato a mettere da parte bisogni e desideri.

Col tempo mi sono accorta che quella che sembrava una vita normale era diventata una vita costruita più sul sacrificio che sull’ascolto di me stessa.

E forse una delle prime cose che oggi sento di dover perdonare a me stessa è proprio questa: il non essere stata capace, allora, di dire qualche no. Il non aver avuto la forza di difendere alcuni miei sogni.

Oggi, col senno di poi, so che tutto è servito. Ogni esperienza mi ha portata fino alla donna che sono oggi.

Ma questo non toglie che quella ragazza meriti tutta la mia comprensione. perdono 2

Il rapporto con il corpo

C’è poi un’altra parte della mia storia.

Da bambina ero in sovrappeso. Ai miei tempi essere “la cicciona”, “quattrocchi”, significava sentirsi diversa.

Per molti anni ho combattuto contro il mio corpo.

O meglio, ho combattuto contro una parte di me.

E oggi mi rendo conto che la ferita più grande non era il corpo.

Era la guerra che avevo dichiarato a me stessa.

Anche questa è una parte che oggi sento di voler guardare con più dolcezza.

Cosa succede quando non ci perdoniamo

Riflettendo sul perdono mi sono resa conto di una cosa.

Quando non ci perdoniamo, entriamo in una lotta continua con noi stessi.

Combattiamo contro ciò che siamo stati. Contro gli errori. Contro le occasioni perse. Contro ciò che avremmo voluto essere.

E questa guerra interiore ci porta via una quantità enorme di energia.

Costruiamo muri. Chiudiamo porte. Ci difendiamo.

Ma, facendo questo, rimaniamo imprigionati dentro noi stessi.

Cosa succede quando iniziamo a perdonarci

Perdonarsi non significa dimenticare.

Non significa giustificare tutto.

Significa riconoscere ciò che è stato. Accogliere le nostre ferite. Guardarle senza continuare a condannarci.

Per me è stato questo il primo passo: accorgermi delle parti di me che avevo giudicato per anni.

Accoglierle. Amarle un po’ di più.

Quando succede questo, quelle porte che avevamo chiuso iniziano lentamente ad aprirsi.

Ricomincia a entrare aria. Ricomincia a entrare vita. perdono 2

Quello che vedo nelle persone che accompagno

C’è una cosa che in tutti questi anni mi ha profondamente colpita.

Accompagnando tante persone, ho visto che il momento in cui iniziano davvero a perdonarsi non si riconosce tanto dalle parole.

Si riconosce dal volto.

All’inizio arrivano con il viso contratto. Con gli occhi pieni di fatica. Con le spalle rigide. Con un’espressione che racconta anni di lotta contro sé stessi.

Poi, poco alla volta, succede qualcosa.

Lo sguardo cambia. Il viso si distende. Le spalle si rilassano.

Compare un sorriso che prima non c’era.

A volte arrivano le lacrime. Non lacrime di disperazione.

Lacrime di sollievo.

Come se finalmente qualcuno avesse dato loro il permesso di smettere di combattere.

Ed è uno dei momenti più belli del mio lavoro.

Perché in quell’istante non vedo una persona che ha risolto tutti i suoi problemi.

Vedo una persona che ha smesso di essere il proprio nemico.

E da lì, molto spesso, inizia la vera trasformazione.

Perdonarsi non significa dimenticare.

Significa smettere di combattere contro sé stessi. perdono 2

Guardarsi con verità e tenerezza

Oggi non mi considero una persona perfetta.

Ho ancora limiti. Ho ancora ferite. Ho ancora parti di me che ogni tanto fanno male.

La differenza è che oggi provo a guardarle con più tenerezza.

Dopo tanti anni di ricerca ho capito una cosa molto semplice.

Perdonarmi non ha significato dimenticare quello che è accaduto.

Ha significato smettere di combattere contro di me.

E da quel momento qualcosa ha ricominciato lentamente a vivere.

Per questo, se oggi dovessi rappresentare il perdono con un’immagine, sceglierei una porta.

Una porta che non rimane più sbarrata. Una porta che finalmente si apre.

Perché quando iniziamo a perdonarci non usciamo semplicemente dal passato.

Torniamo finalmente ad abitare la nostra vita.

Per molti anni ho creduto che perdonarmi significasse giustificarmi.

Oggi penso invece che perdonarmi significhi guardarmi con verità e con tenerezza.

Perché, a volte, siamo molto più severi con noi stessi di quanto lo saremmo con una persona che amiamo. perdono