
A volte il corpo comincia a parlarci molto prima che decidiamo di ascoltarlo.
Una tensione alle spalle.
Il respiro più corto.
Un mal di testa che ritorna.
Una stanchezza che continuiamo a rimandare.
Spesso andiamo avanti.
Ci diciamo che passerà, che dobbiamo finire quello che stiamo facendo, che non è il momento di fermarci.
E così può accadere che ci accorgiamo del corpo soltanto quando il suo segnale diventa abbastanza forte da non poter più essere ignorato.
Una persona che ho accompagnato, a un certo punto del suo percorso, mi ha detto:
“È la prima volta che ascolto il corpo prima che urli.”
Quella frase mi è rimasta.
Perché ascoltare il corpo non significa necessariamente fermare tutto.
Può significare cominciare a riconoscere i suoi segnali, accorgersi di quando ci stiamo spingendo oltre, domandarci che cosa stiamo vivendo proprio in quel momento.
Il corpo non è qualcosa che portiamo con noi mentre attraversiamo la vita. È parte del modo in cui la viviamo.
E qualche volta, prima ancora delle parole, è proprio lui a raccontarci che qualcosa chiede attenzione.